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Klebsiella: cos’è, come si trasmette e quali sono i sintomi

Danila Franzone 7 Agosto 2022
klesbiella

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Sommario articolo

  • Klebsiella e trasmissione
  • Quali sono i sintomi a cui prestare attenzione

Si parla di Klebsiella quando si è davanti ad un’infezione causata da batteri della famiglia delle enterobacteriaceae. Scopriamo come si trasmette e riconosce.

La klebsiella è un genere di batterio gram negativo che si diffonde solitamente in ambito ospedaliero. Una volta contratta può diffondersi in varie parti del corpo e anche su ambienti presenti in natura. Cosa che rende molto più facile il contagio.
Riguardo le specie che contagiano gli esseri umani le più note sono la klebsiella oxytoca, la klebsiella granulomatis e la klebsiella pneumoanie che comprende altre due sottospecie di virus e che di base è la più diffusa. Scopriamo, quindi, quanto c’è da sapere su questo tipo di infezione.

Klebsiella e trasmissione

Come già accennato la klebsiella si trasmette molto facilmente ed in particolar modo in ambito ospedaliero.

klesbiella
klesbiella

Più in generale si può trasmettere per via sessuale, durante la gravidanza, nel contatto con altri pazienti o con il personale ospedaliero e toccando superfici contaminate come letti, maniglie, telefoni, comodini, etc…

Andando alla klebsiella pneumoniae e a come si trasmette, i modi sono sempre gli stessi ma aumenta la frequenza, essendo questa la forma più diffusa. Riguardo al modo di manifestarsi, la klebsiella pneumoniae è nelle urine (attraverso le infzioni) o con la polmonite.

Quali sono i sintomi a cui prestare attenzione

Andando alla klebsiella e ai suoi sintomi, i più comuni sono:

– Febbre alta
– Dolore al pube
– Minzione con frequenze sempre diverse
– Tosse
– Brividi di freddo
– Presenza di papule genitali
– Batteri nelle urine
– Polmonite
– Tracce di sangue nelle urine

Andando invece alla klebsiella pneumoniae e alla terapia, questa si avvale solitamente nell’uso di antibiotici ad ampio stretto e basati sugli esami condotti al fine di capire il tipo di batteri con cui si ha a che fare. Tra i più usati ci sono normalmente le cefalosporina di ultima generazione, i chinoloni, i carbapenemi, gli aminoglicosidi e i carbapenemi.

Purtroppo, come avviene anche in caso di setticemia, trattandosi di un’infezione molto grave, se non viene presa per tempo può portare ad una forma di resistenza in grado di condurre alla morte, sopratutto se chi ne soffre è particolarmente vulnerabile. In casi estremi può rendersi utile l’intervento chirurgico con drenaggio di eventuali ascessi.

Tags: salute

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