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Terapia ad ultrasuoni: i vantaggi delle onde sonore

Team Redazione 3 Aprile 2023
terapia ultrasuoni

terapia ultrasuoni

Sommario articolo

  • Campi di applicazione e benefici
  • Ultrasuonoterapia professionale e domiciliare

Adopera onde sonore ad alta frequenza non percepibili dall’orecchio umano (oltre i 20.000 Hertz), che penetrando nei tessuti producono un micro-massaggio dall’effetto antalgico, anti-gonfiore e rilassante.

Indicata per diminuire il dolore localizzato con poche sedute (della durata di 10-15 minuti ciascuna), la terapia ad ultrasuoni – come dice il nome stesso – impiega infatti gli ultrasuoni, prodotti dalla testina di un dispositivo servendosi dell’effetto piezoelettrico. Che consiste in una serie di compressioni ed espansioni del quarzo, generate con la sottoposizione del cristallo ad un campo elettrico alternato.

L’ultrasuonoterapia si fonda sull’azione terapeutica delle costanti vibrazioni esercitate dagli ultrasuoni sui tessuti del corpo umano: questi ultimi entrano a loro volta in vibrazione, con conseguente dispersione di energia e produzione di calore, e con il meccanismo combinato che viene a crearsi sono agevolati gli scambi cellulari ed intracellulari.

Molto utilizzato in fisioterapia, il trattamento in oggetto si rivela di grande utilità nelle patologie ortopediche e muscolari. Vediamo quali proseguendo nella lettura.

terapia ultrasuoni

Campi di applicazione e benefici

L’apparecchio adoperato per la somministrazione degli ultrasuoni si compone di un generatore di corrente alternata che alimenta una testina, contenente il cristallo piezoelettrico che produce le vibrazioni. L’energia così prodotta – con la conversione dell’energia elettrica in energia meccanica – si trasmette ai tessuti biologici in virtù di un apposito gel conduttivo per ultrasuoni.

Ma quali sono i disturbi che vedono l’ultrasuonoterapia maggiormente appropriata? E quali i benefici che permette di ottenere?

Né dolorosa né invasiva, e sfruttabile anche in campo sportivo, essa risulta adatta in presenza di determinate patologie, tra cui citiamo lesioni e contratture muscolari, sciatalgie e nevriti, ulcere e calcificazioni periarticolari.

Questo ampio spazio di intervento si rende possibile alla luce dei numerosi effetti positivi ascrivibili alla terapia ad ultrasuoni, che contrasta il dolore e il gonfiore, riassorbe gli ematomi e favorisce il ristabilimento dei tessuti, svolgendo altresì la funzione di decontratturante muscolare.

Diversi campi di applicazione, dunque, per questa valida terapia che manifesta tutta la sua utilità in quelle che sono le aree del corpo più inclini a ricevere sollecitazioni: le spalle e il collo ad esempio, esposti quotidianamente a sforzi per chi lavora al computer – con conseguente irrigidimento dovuto ad un’errata postura – o il ginocchio, sovente soggetto a tendiniti o infiammazioni.

Ultrasuonoterapia professionale e domiciliare

Due sono i modi in cui la terapia ad ultrasuoni può svolgersi. Quello più praticato, a contatto diretto, vede la testina dell’apparecchio applicata sull’area del corpo da trattare, esercitando sull’area stessa un lento movimento rotatorio e frapponendo del gel conduttore. È un trattamento praticabile anche a casa, in tutta tranquillità, seguendo semplici indicazioni e passaggi, previo però confronto con il proprio medico di fiducia.

L’altra modalità – la cosiddetta terapia ad immersione – contempla l’uso di una bacinella colma d’acqua, in cui immergere la zona su cui intervenire insieme alla testina del dispositivo che emette gli ultrasuoni. Ed è praticabile solo con dispositivi professionali e dunque da un professionista.

Di grande efficacia in più di una circostanza, la terapia in oggetto vede tra i suoi principali benefici – come precedentemente anticipato – la riduzione del dolore e delle infiammazioni, il rilassamento dei muscoli contratti, il recupero della funzionalità motoria.

Ma è accessibile a tutti? No, perché pur essendo sicura e non determinando effetti collaterali, l’ultrasuonoterapia risulta controindicata in ben precise situazioni, quali flebiti e tromboflebiti, osteoporosi e neoplasie, vene varicose ed infezioni acute. Non è inoltre da utilizzare – per portare qualche altro esempio – in caso di gravidanza, tubercolosi o mezzi di sintesi metallica e di protesi articolari.

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