Benessere

Sono in arrivo le prime iniezioni ingoiabili!

Si chiamano Soma e sono le nuove iniezioni ingoiabili: le pillole che liberano microaghi all’interno dello stomaco. La svolta per i diabetici!

Sono in via di sperimentazione le prime iniezioni ingoiabili, si chiamano Soma, ovvero self orienting millimeter scale applicator e sono state progettate al Mit. Positivi. Attualmente i primi test sono stati effettuati sugli animali, ma nell’arco di tre anni potrebbero essere funzionali anche per l’uomo. In particolare la svolta sarebbe per coloro che soffrono di diabete.

Si tratta di una capsula che va a sostituire la puntura, infatti i microachi si trovano all’interno e vanno ad agire dallo stomaco. Questa è in grado di resistere all’ambiente acido dello stomaco. M scopriamo insieme meglio di cosa si tratta e come funzionano.

Iniezioni ingoiabili: come funzionano e a cosa servono?

Le iniezioni mangiabili racchiudono in una capsula i microaghi e si tengono in equilibrio grazie alla loro forma. Questa è molto simile al guscio di una tartaruga e una volta giunte nello stomaco liberano i piccoli aghi che vanno ad iniettare l’insulina.

Fonte foto: https://pixabay.com/it/il-diabete-mellito-elt-glucometro-3426247/

A progettare la capsula sono stati Alex Abramson e Robert Langer, i quali già in passato avevano sperimentato farmaci per combattere il diabete. Tutto il nuovo studio è stato fatto negli Stati Uniti, fra Massachusetts Institute of Technology e Università di Harvard, ed è stato pubblicato sulla rivista Science. Attualmente i test sono stati fatti solo sugli animali.

La tecnica prevede tre fasi: la prima è quella in cui la capsula viene ingerita e grazie alla forma a tartaruga riesce ad arrivare allo stomaco in posizione verticale. Così gli aghi fuoriescono contro la parete dello stomaco. Nella seconda fase gli aghi vengono liberati, poiché la superficie che li trattiene si scioglie. Nell’ultima fase il farmaco viene somministrato nella quantità prestabilita.

Giovanni Traverso, della Divisione di Gastroenterologia del Brigham and Women’s Hospital di Harvard in merito ha spiegato:

Consideriamo questo risultato una prova della fattibilità della tecnica e adesso si apre un panorama molto ampio. Con la nuova tecnica, per esempio, si potrebbero somministrare farmaci di nuova generazione, come quelli a Dna e gli anticorpi monoclonali“.

Fonte foto: https://pixabay.com/it/il-diabete-mellito-elt-glucometro-3426247/

Giulia Sambinello

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